Franco Bellardi

1934

Franco Bellardi nasce a Reggio Emilia. Trascorre l’adolescenza nella città di Ferrara.

1946

Si trasferisce a Rieti e già negli anni immediatamente successivi mostra un particolare interesse per il disegno, e piccole composizioni colorate costituiscono il suo divertimento preferito.

1950

Esperienze pittoriche su tele, cartoni e tavole. La tradizionale, «protettrice», volontà famigliare, che non vede molto «carrieristica» la sua vocazione artistica, lo induce a frequentare l’Istituto commerciale per ragionieri e a diciotto anni consegue il relativo diploma.

1951-58

Nel 1951 si classifica primo nelle scuole della provincia in un concorso riservato a lavori studenteschi per una mostra itinerante nell’America Latina.

Dopo il conseguimento del diploma di ragioniere si impiega presso il Comune di Rieti dapprima negli uffici della ragioneria poi in qualità di capo ufficio statistica. Seguita a dipingere sempre con maggiore interesse indirizzandosi verso le ricerche tonali nell’interpretazione del paesaggio e nello studio della figura.

Si impegna anche in attività teatrali come scenografo e come attore con gruppi d’arte drammatica cittadini, privilegiando comunque la ricerca pittorica che diventa sempre di più l’interesse preponderante.

1959-63

Inizia una notevole partecipazione a mostre nazionali, conseguendo ovunque premi e apprezzamenti critici. E’ attivo nei Gruppi de «I magnifici otto» di Roma e «L’Esarchia», con pittori di Roma, Ancona, Rieti e Bari.

Dopo un periodo di ricerca tonale nel paesaggio e nella figura, verso il 1963 la figurazione assume un tono più vigoroso che indubbiamente risente dello studio degli espressionisti e si traduce in dipinti piuttosto materici con colori a grosse pennellate che vanno dal bitume al bianco, passando per pochi ocra e bruciati: pur essendo composizioni tendenti all’astrazione, è sempre visibile, fatta eccezione per alcuni esemplari, un riferimento alla realtà oggettiva e si cominciano a delineare le sue simpatie per i «cicli» figurativi.

È invitato a più di trenta premi ed esposizioni con continui consensi e successi. Tra gli altri ricordiamo il Premio Nazionale «Riviera del Conero» ad Ancona, quattro edizioni del Premio Terni, due edizioni del Premio Rieti, il Premio Nazionale Primavera a Firenze, il Premio Nazionale d’arte giovanile a Macerata, la Rassegna d’Arte Contemporanea a Urbino, la Rassegna delle Regioni Italiane ad Ancona, il Premio Nazionale Autostrada del sole, il Premio Nazionale «Nuove Istanze Figurative» ad Avezzano. Espone con il Gruppo dei «Magnifici Otto» alla Marguttiana di Via Margutta e alla Giotto Art Gallery di Roma; con il gruppo dell’«Esarchia» espone alla Galleria Piccinni di Bari.

Durante questo periodo lascia l’impiego comunale per inscriversi al Liceo artistico di Via Ripetta a
Roma; consegue brillantemente il diploma e, dopo una breve frequenza all’Accademia di Belle Arti,
supera gli esami per l’abilitazione all’insegnamento delle materie artistiche, per iniziare una attività
didattica presso le scuole statali.

1964-70 

Dalla fine del 1963 e per buona parte del 1964 i suoi dipinti si muovono su un’accentuazione quasi astratta con una gestualità materica di bianchi e neri, intervallati da ocra e blu, che si ripete in numerose tele fino a costituire un vero e proprio «racconto» figurativo, un «ciclo». Si ha così il «ciclo» dei «dischi» dove sono visibili o quasi dei dischi musicali. Poi realizza diverse tele sui temi del «reportage» e dei «giocatori di carte», che nascono da fatti di attualità sociale o da esperienze personali. Proseguendo nella convinzione sempre maggiore della necessità dell’interpretazione di un tema, a cicli, gli spazi si fanno man mano sempre più geometrizzati, la colorazione diventa meno «espressionistica» e più misurata. Nel 1965-66 si ha la serie dei «Tronchi», simbologia di un’umanità vista sia nel quotidiano che attraverso le grandi tragedie (Vietnam, rapporto uomo-natura, ecc.). Nel 1967-68 si hanno «I racconti dell’ospedale», amara interpretazione del dolore, della violenza e della solitudine, e inizia la lunga serie di tele, tavole e disegni su «Adamo ed Eva», «storia» dei due progenitori visti in situazioni ambientate nelle contraddizioni vissute dall uomo di oggi. Il linguaggio pittorico si manifesta sempre più con superfici lisce e campite, con tendenza a usare li colori primari puri, e la composizione si fa sempre più rigida con prospettive esasperate (usa particolarmente il sottinsù): è evidente l’intenzionale contaminazione del «fumetto». La «storia di Adamo ed Eva» si protrarrà fino al 1972 circa.

Nel 1964 allestisce, come omaggio alla sua terra d’origine, la sua prima personale nella Clttà dl Ferrara, presso la Galleria Estense. Nel 1967 il Circolo Culturale Aquilano gli organizza una personale nella sede del Circolo a L’Aquila; nel 1968 altra personale a La Spezia, nella Galleria Spezia 66; nel 1969 poi Giampiero Mercuri promuove una vasta personale nella Galleria Poliantea di Terni sulla «Storla di Adamo ed Eva»; altra personale alla Galleria «Il punto» di Campobasso. Partecipa a diversi Premi e Rassegne, tra i quali il Premio Mazzacurati di Teramo e la Mostra per l’assistenza bambini del Vietnam a Reggio Emilia.

Nel 1970 si trasferisce a Roma con studio e abitazione a Trastevere, in Vicolo della Penitenza 30.

1971-75 

L’ambiente romano stimola ulteriormente la ricerca figurativa vista sempre in successione tematica e nel 1971 lo Studio d’Arte Margana, a Piazza Margaiia, gli allestisce un personale sulla «Storia di Adamo ed Eva» a cura di Antonello Trombadori.

Si hanno poi i dipinti e le incisioni sull’«Eclisse», drammatica interpretazione della violenza e del potere, elementi condizionanti per l’uomo rendendolo incapace di libertà, di autodeterminazione e realizzazione; di questa serie fanno parte le composizioni sui «Microfoni», visti come medium di un potere che «nasconde» l’originale identità dell’individuo.

Il linguaggio pittorico nel 1975 diventa sempre più «levigato» e razionale. L’esasperazione di questa razionalità tecnica genera in Bellardi una crisi creativa, specialmente dopo aver dipinto alcune tele che interpretano un personale sgomento sul maltrlîtamento e l’uccisione degli animali. Trascorre diversi mesi senza dipingere, in attesa, forse, di una chiarezza interiore.

Nel 1975 espone in gruppo, GAR (gruppo artisti reatini), in alcune mostre nella città di Rieti.

Nel 1973 partecipa alla Mostra per il Vietnam a Berlino e nel 1975, presso la Galleria Alzaia di Roma, alla mostra «Proposte per un nuovo manifesto politico».

Nel 1975 la galleria L’Orsa Maggiore del Lido di Roma gli allestisce una vasta personale a cura di Antonello Trombadori.

1976-85 

Nel 1976, per un lungo periodo, vive a Venezia. dove approfondisce la tecnica della calcografia con Riccardo Licata, dell’Accadmia di Belle Arti di Parigi, presso il Centro Internazionale di Calcografia. Dopo aver inciso mostre lastre dovrà interrompere per lungo tempo questo settore di lavoro per una infezione alle mani causata dagli acidi adoperati nelle morsure.

Dopo questa esperienza riprende anche il colore con un linguaggio che si addolcisce in accenti chiaroscurali e tonali; il disegno insiste sulla figura che acquista connotati più umani: la trasformazione e ben visibile nella tela «Francesca a Via Desiderio da Settignano» dipinta verso la fine del 1976.

A partire dal 1977 la figura assume ancora una maggiore importanza e c’è un approfondimento sui valori intrinseci della pittura rispetto al «fatto», alla letteratura, alla didascalia: le composizioni, forse meno intellettualistiche, diventano sempre meno veicolo per dimostrazioni di pensiero per lasciare l’interpretazione alla sensibilità cromatica, al tessuto pittorico, a d una più sentita ricchezza tonale.

Nascono così con larghe superfici vibranti di fitte pennellate le composizioni con le figure femminili, con i nudi, i paesaggi. La visione del «paesaggio» si semplifica sempre di più in una sintesi formale arricchita anche dallo studio di altre terre osservate nei frequenti viaggi all’estero. Oltre il paesaggio, il tema preferito, interpretato sempre in chiave ciclica, riguarda soprattutto l’«Antenato», visto non in funzione nostalgica per un ritorno al passato ma come memoria attiva: meditazione sull’autenticità e sulla semplicità della vita.

Allestisce numerose personali, tra le quali: Palazzo Comunale di Perugia nel 1978, Galleria Presenze di Rieti nel 1980, Palazzo del Turismo al Terminillo nel 1981, Terme di Chianciano e Palazzo Comunale di Genazzano nel 1985; sempre nel 1985 l’Accademia Leonardo da Vinci di Roma allestisce una vasta rassegna delle sue opere a cura di Dario Micacchi.

Partecipa a diverse rassegne, tra le quali: Rassegna di Grafica contemporanea a Forlì, Rassegna di poesia-pittura presso la Galleria Il Labirinto di Roma.

1986-93 

Si hanno molte tele e disegni sull’«Attrice» e sulla «Modella», tipici rappresentanti del gioco della vita: si evidenziano ancora di più i motivi di quel realismo magico che, in maniera diversa, è sempre presente nell’opera di Bellardi.

È un periodo di sperimentazione e approfondimento con varie tecniche, matite colorate, punte d’argento, pastelli, tempera all’uovo. Nel 1986 partecipa ad alcune rassegne, tra le quali: «Genazzano 86», Internazionale d Arte al Castello Colonna di Genazzano, «La mano e l’immagine» a Bastia Umbra; nel 1987 è invitato al Premio Intemazionale Fabriano, Museo della carta, a Fabriano.

Nel 1988 è uno dei sei pittori della «generazione di mezzo» presentati nella mostra «Sestieri» - Castellarte, a Castelbasso (Teramo), a cura di Franca Calzavacca, Enrico Crispolti e Pietro Civitareale; nel 1990 espone nel Complesso monumentale S.Michele a Ripa, a Roma, per la rassegna «Art Solidarity»; nel 1991 è presente alla mostra «La ricerca figurativa degli anni ’60 a Rieti», a cura di Franca Calzavacca e Giorgio Di Genova. Sempre nel 1991 viene allestita nel Forte Spagnolo a L’Aquila e nella Casa di D’Annunzio a Pescara una Antologica della sua opera, a cura di Franca Calzavacca; nello stesso anno la mostra viene trasferita nel Palazzo del Turismo di Città del Guatemala e nell’anno successivo nel Palazzo Vescovile di Rieti. Nel 1993 è invitato al XX Premio Sulmona e una sua Antologica viene allestita a «Castellarte 93», Castelbasso (Teramo), a cura di Leo Strozzieri e Antonella Micalettì.

1994-2004

I «modi» figurativi di Bellardi si evidenziano, soprattutto dal 1994, con accenti espressi talvolta con vitalità espressionistica, talaltra con misurate tonalità, mostrando sempre un personalissimo linguaggio e un’originalità tutta particolare nella elaborazione formale dei «temi». Spesso abbandona le tele per preferire opere su carta: acquerelli, matite colorate, acqueforti, tempere all’uovo, allestendo anche mostre unicamente con opere su carta.

In questo periodo si hanno diverse personali e partecipazioni a rassegne pubbliche.
Nel 1995 promuove e dirige nella città di Rieti un centro, «La Schola», per la ricerca e la preparazione nel campo della pittura, della ceramica e della calcografia, con notevole partecipazione di allievi e artisti.

Nel 1996 viene invitato alla III Biennale d’Arte Sacra a Fermo e nel 1997 patecipa con un’opera alla Mostra Nazionale «Omaggio a Giovanni Boccaccio» a Certaldo. Nello stesso anno il Comune di Pianella-Pescara gli dedica una sala-omaggio nell’ambito della II rassegna Ricerche Contemporanee. Sempre nel 1997, con il «Giudizio Universale» dell’abside, completa il vasto ciclo pittorico nella chiesa di S. Maria Maddalena a Colli sul Velino (Rieti). Nel 1998 realizza a tempera il soffitto della Cappella delle Suore Missionarie Cappuccine di S. Pietro in Poggio Bustone (Rieti). Nel 1999 nell’Abbazia S. Salvatore di Concerviano (Ri) viene allestita una antologica della sua opera a cura dell’Amministrazione Provinciale di Rieti e la Città di Cherasco gli dedica una mostra dei lavori su carta, a cura di Franca Calzavacca. Nel 2001 le opere su carta sono esposte nel Chiostro del complesso di S. Giovanni di Orvieto e nel 2002 una mostra di Acqueforti, a cura di Paolo Cicchini, viene allestita nel Palazzo della Corgna a Città della Pieve. In questo anno realizza anche una grande maiolica per il Santuario francescano della Foresta a Rieti e quattordici formelle, sempre in ceramica, sul «Cantico delle Creature» per la chiesa di S. Francesco del Cepparo di Rivodutri (Ri). Nel 2004 termina otto grandi tele con episodi evangelici per la chiesa parrocchiale di Piedicolle di Rivodutri (Ri); nello stesso anno viene allestita una rassegna delle sue opere a San Gemini (Tr), a Palazzo Vecchio, a cura di Mino Valeri e Claudia Sensi.

2005-08

Il frequente allestimento di mostre e la partecipazione attiva a Rassegne d’arte non ostacola in Bellardi la continua messa in discussione della forma nell’opera d’arte, come non impedisce la necessità dell’approfondimento nelle varie tecniche applicate. E’ un connubio tra emozione e manualità, condito dalla necessità del dubbio, che permettono l’indiscussa autenticità e la contemporaneità dell’artista. Bellardi non ha mai nascosto l’avversione per gli «stilismi» come per le «correnti» talvolta inventate a bella posta per trovare sempre nuovi «filoni» artistici: ogni artista deve avere una propria individualità, senza dover ricorrere all’«invenzione scientifica» dell’opera o alla moda del momento. Anche in questi anni l’opera di Bellardi, pur non modificando, o quasi, i temi trattati, subisce un’evoluzione strutturale nel segno e nel tessuto pittorico: la fisicità delle figure dispone di una maggiore gestualità in un’infinita rete di pennellate (o di segni, per le carte), la compenetrazione ritmica dei diversi colori nei paesaggi si arricchisce con l’inserimento di visioni marine memorizzate in luoghi spesso non contaminati dal gran turismo nei viaggi all’estero o nel sud della Sicilia. L’indagine sulla realtà del corpo femminile, e quindi sul mondo, si munisce di una specie di lente d’ingrandimento che permette la realizzazione di tele e carte con una rinnovata luminosità cromatica, ricca di misteriosi significati, che permette l’intuizione di eventi molto più estesi originati da un «particolare» messo a fuoco.

Nel 2005 partecipa alla Rassegna «Poliantea e dintorni», nel Palazzo Primavera di Terni. Nel 2007 espone alla Fiera Internazionale d’Arte di Shanghai. Viene invitato alle ultime tre edizioni di «Terra di maestri del novecento» a Villa Fidelia a Spello. Si unisce al gruppo umbro «pitturacinque» partecipando con rassegne nel Palazzo Primavera di Terni, nel Chiostro di S. Giovanni di Orvieto, nella chiesa degli artisti a Piazza del Popolo a Roma. Partecipa alle edizioni della «Settimana dell’artista» del 2006, 2007, 2008 a Narni.

2009-13

L’attività de La Schola occupa sempre un notevole spazio per il tempo e per le intenzioni. All’interno di questa originale struttura si formano dei gruppi con diverse tipologie di lavoro. Ma il gruppo più interessante e, purtroppo, non il più numeroso, è quello che si adopera per trovare forme personali di elaborazione artistica nelle diverse tecniche usate. Diverse mostre a Rieti e fuori documentano e accompagnano il procedere dell’attività. Per quanto riguarda il proprio lavoro (che in un certo qual modo si collega sempre con l’attività didattica e di guida ne La Schola) Bellardi prosegue nella produzione grafica e pittorica cercando di approfondire ancora il tema della figura e dei grandi paesaggi con particolare riguardo alla interpretazione della natura dove vive e lavora. Sempre curioso e incline al “viaggio”, comunque esso sia, in questi ultimi anni vive per lunghi periodi a Cuba dove trova un rinnovamento cromatico e linguistico nella vitale freschezza di quella giovane popolazione. Spesso in grandi tele cerca di interpretare dei momenti psicologici particolari della vita vista nei diversi impedimenti alla realizzazione di se stessi come, ad esempio, la trasformazione operata dai media. Ciò è evidente anche nelle piccole sculture in ceramica. Progetta anche alcuni monumenti. Un monumento in cemento e ferro a Piedicolle di Rivodutri, dedicato alla “Pace”, e uno in particolare viene realizzato a Colli sul Velino in pietra, ferro e acciaio, sul tema della Resistenza. Allestisce importanti mostre personali a Labro, nel Complesso di Colle di Costa, a Milano, negli spazi della Sassetti Cultura, e a Terni, presso l’Archivio di Stato.

Notevole è l’attività dell’artista nella calcografia con l’incisione di lastre in tutti i periodi e varie cartelle con le sue acqueforti sono pubblicate da Enti pubblici e privati.

Le opere in ceramica, che costituiscono una produzione non secondaria di Bellardi, assumono due «esistenze» a seconda dell’elaborazione della materia trattata: l’impatto espressivo, infatti, si evidenzia sia cromaticamente, per l’esigenza di essere pittore anche modellando, sia quando il «blocco» dell’argilla prende forma unicamente con l’aggiungere o il togliere. Nell’un caso e nell’altro l’aspetto definitivo rivela praticamente gli stessi temi iconografici cari all’autore e proposti nella pittura, nel disegno o nelle incisioni: la figura femminile e il paesaggio. L’esasperazione prospettica e il compiacimento disegnato e virtuoso del modellare sono, anche qui, gli elementi che si impongono nella trasformazione creativa (particolarmente della figura femminile): invenzioni espressive nelle diverse parti dell’opera e nella valorizzazione delle particolarità della materia conducono a una visione, da parte di chi guarda, necessariamente «rotatoria» che esclude qualsiasi analisi frontale. La decorazione pittorica riguarda soprattutto l’elaborazione di piatti dipinti con accentuazioni cromatiche mediante le tipiche, gestuali, pennellate «espressionistiche» dell’autore.

                                                       Su incarico di Enti nel momento-per sitoPubblici cura, in qualità di direttore artistico, alcune importanti mostre nella città di Rieti, come «Duplice Versante», «Massimo Rinaldi nell’Arte», «Arduino Angelucci, pittore», <Maggiori Rambaldi>.